Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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mercoledì 9 luglio 2014

♦ Jess(ica)™ della bicicletta si è fatta gelataia, o la gelatiera?

Gessica e il gioco dei bigliettini a domanda e risposta
by Gaudio Malaguzzi

Avvenne che un giorno la ragazzina del surplace e della cremeria Gessica, nel farsi incontro al poeta che leggeva e ponendosi curva verso l’alluce intanto che la cremeria mostrava al poeta l’abbondanza dei suoi gelati al forno, fu presa dalla curiosità e chiese al poeta cosa stesse leggendo.
Dei vecchi giochi – disse il poeta. Intanto c’è questo, diffuso in tutto il mondo, quello dei bigliettini a domanda e risposta. Vuoi sapere come si fa? Si parte da una serie di domande e tiriamo fuori una narrazione, un racconto, una storia. Tu rispondi alla prima domanda e pieghi il foglio; io rispondo alla seconda domanda e piego il foglio; tu rispondi alla terza domanda e pieghi ancora il foglio; io rispondo alla quarta domanda e ripiego il foglio; tu rispondi alla quinta domanda e pieghi il foglio; e  alla sesta e ultima domanda rispondo io e rispondi tu, ognuno di nascosto dall’altro, e ognuno piega il foglio. Poi, leggiamo le risposte come un racconto. Ne può venir fuori un nonsenso oppure una storia comica, oppure…Oppure?-fece lei. Oppure si leggono le risposte, si ride, tu continui a fare il surplace con la bicicletta o mi fai rivedere i centometri da ferma, e tutto finisce lì. E poi si può analizzare la situazione ottenuta e ricavarne un’altra storia. O conservi il gioco e quando capiterà in futuro lo rifarai. Ogni volta? Ogni volta. Facciamolo- disse Gessica, stando seduta sulla bicicletta: Vorrei un gelato. A che gusto? Al cioccolato cioccolato! Leccalo intanto che giochiamo.
“Chi sei?” Lei chiese al poeta che cosa doveva dire, il nome? No.Chi sei, così chi ti senti di essere anche un solo istante… “La gelataia”(scrisse Gessica).
“Dove si trova?”Sul lungomare sulla bicicletta(scrisse il poeta).
“Che sta facendo?” Sta sulla bicicletta e lecca il gelatone al cioccolato(scrisse Gessica).
“Che cosa dice?” “Oh, è una delizia questo gelatone, ne mangerei altri 100 seduta sulla mia bicicletta”(scrisse Gessica).
“Che cosa dice il poeta?” Lo fai leccare pure a me il tuo gelatone al cioccolato sulla bicicletta?(scrisse il poeta).
“Com’è andata a finire?”Lei si compra una gelatiera e non viene più qui a leccare il gelato da passeggio(rispose il poeta); Come, come è andata a finire? Chiede lei al poeta? Beh, come finisce la storia? Quale storia? – fa lei perplessa. La storia che stiamo giocando, la bicicletta, tu, il gelato, le pietre della spiaggia, il libro…Ah, ho capito. E scrisse:”Il giorno dopo la gelataia che ero io ritornò sul lungomare e domandò a quello del libro se voleva assaggiare uno dei miei strepitosi gelati”.
Wordle: gessica o la gelatiera di gaudio malaguzzi
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