Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

UH-NOIR│ Uh Magazine│ L'ipersoluzione territoriale e il delitto Bergamini

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giovedì 27 novembre 2014

♦ Bernardetta La Froscia™


Quando il poeta tornò dall’Emilia Romagna, era giovanissimo e ancora poeta in erba come il corrispondente “cornuto in erba” di Charles Fourier, dopo un po’  si mise a flirtare con Bernardetta La Froscia, ovvero Bernarda La Froscia, detta Bernardetta in famiglia e, fuori casa, Bernardina.
Bernardina La Froscia, come dice il nome, tutti pensavano che fosse “lesbica”, difatti nel dialetto del posto dove era ubicato il poeta, in mezzo agli arbëresh, e Bernardina per sua stessa ammissione era arbëresh, “froscio” vuol dire “ricchione”, “omosessuale” e quindi “froscia” è “ricchiona”, “lesbica”.
Il Bernardino di Bernardetta La Froscia


Poi, la Bernarda, anche al sud, tutti si davano di gomito, hai visto che Bernarda, quando passava a fare lo struscio nella via del Lutri e nel corso del Re mandato in esilio e, poi, sul lungomare: è passata la Bernarda. Bernarda, chi? Bernardina. Bernardina? Nardina La Froscia! E Dio Santo che ci vuole a capire, una Bernarda abbiamo ed è La Froscia!
Bernardina, quando si mise a flirtare col poeta in erba, era una Bernarda in erba pure lei, però che gnocca, u ciunn bbresh, anzi dicevano tutti: Hai visto che Bernarda e che Bernardino?! Oppure: Hai visto che Bernardo ha la Bernardina? Riferendosi a quello che, poi, il poeta, una volta adulto e poeta acclamato, designerà come il “podice”.
“Ah – a pensarci adesso – che podice il Bernardo di Bernardina!"
Oppure: “Ah, che podice il Bernardino della Froscia!”
Una volta, questo si seppe dopo lustri, il poeta in erba le fece una poesia:
“Meglio sul tuo culo che sui piedi
se ti pieghi faccio in mezzo meglio così
che sulle scarpe, se non vengo meglio
ancora che tutto questo”.
Enzuccio sembrava Beckett. Anzi di più. Bernardina però non la prese bene: “Vabbè che sono La Froscia – gli disse subito dopo che gliel’aveva letta – ma meglio che non vieni…valà che è esagerato, e che cazzo!”.
Il poeta si fece in quattro a spiegarle il senso e, finalmente, connessa la Barnardetta si convinse e come dava lei la letizia, il gaz, lo chiamava lei, il gaudio, al poeta in erba nessuna mai, tanto che si seppe dopo lustri che, all’epoca, Enzuccio l’aveva soprannominata “Bernardetta la Superpugnetta”, una finezza di archetipo-sostantivo che solo un poeta, per quanto in erba, può confezionare e cucire.
E le fece un’altra poesia:
“la mano per lo meno
sa cosa fare
altro che pomiciare
ma quel che è peggio
è quando lo prendi sul seggio”.
Bernardetta La Froscia era per il poeta in erba un oggetto narcisistico, Enzuccio la scelse secondo la sua pulsione fallico-uretrale, era incantato dal suo modo di andare in bicicletta, anche in quel caso, in quell’habitat, chi andava in bicicletta, ed era una giovinetta, veniva data per soggetto atto all’omoerotismo soggettivo, tanto che su dieci cicliste era scontato che otto fossero “frosce”, cioè “lesbiche” o quantomeno attente alla letizia, e al gaudio, del clitoride, secondo, sembra, una teoria di una psicoanalista che all’epoca in quei fondi del sud spopolava.

Comunque avvenne che di tanto omoerotismo soggettivo, che circolava tra la pulsione fallico-uretrale del poeta e la pulsione narcisista della froscia, quel che rimase, dopo tanto lustro per lustri e dopo che la giovinezza si arrese al ciclo di Saturno, fu un sellino, lungo la quiete del primo pomeriggio sul lungomare, che, guardato dall’oblò dell’oggetto “a” del poeta lontano e senza voce fra le voci, senza più quel cielo che s’innalzava sopra la primavera densa e calda, caro istante nel giorno che tra le pietre della spiaggia e le gocce calde della pioggia estiva, fu tutto quello il tempo d’una porta che s’apre su Bernardetta la Superpugnetta e si richiude sul sellino che sostiene il suo super Bernardino. by Gaudio Malaguzzi