Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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lunedì 29 giugno 2015

La Confettura di Pume │Marisa G. Aino

Il punto indicato per il ritrovamento del giovane poeta
 è anche quello denominato “MeisterPunkt”
│© photostimmung blue amorosi
La Confettura di Pume d’Ainë
Al Maestro dello Spirito che vola nella Controra questo ho da dire: ancora oggi il giovane poeta addenta le pume di giugno, non certo quelle del Giardino dell’Arancia di Mia Nonna dello Zen, che erano ineguagliabili non solo per la vitamina  A ma anche per il tannino e i Sali potassici che ostacolano, lo sa, il Maestro, no?, la formazione dell’acido urico, e anche per gli acidi fosforico, gallotannico e caproico. Il giovane poeta è sempre un soggetto un po’ vagotonico, ha il sistema  nervoso molto sensibile per via del suo nervo pneumogastrico che lo fa essere ansioso e oltre ai disturbi respiratori può a volte incorrere in periodi di stitichezza spasmodica  correlati al restringimento della pupilla e all’allargamento della  fessura delle palpebre; e allora quando arrivava giugno, e quando ancora arriva, il giovane poeta cerca il beneficio delle pume di giugno anche qui nel Pantano, tra la Torre Saracena e l’effettivo Pantano, che è dovuto in primis alla sotterraneità del delta del Satanasso, d’altronde dove potevano custodirlo il giovane poeta, quell’essere così plutonico, se non in questa diabolica porzione del mondo e dell’umanità? La puma, ancora oggi, nonostante il precetto del Maestro dello Spirito che vola nella Controra, il giovane poeta la mangia cruda, allo  stato naturale, quantunque nemmeno i porci lo facciano, e adesso il giovane poeta è qui più prossimo al territorio della Grande Troia e , per gli effetti delle pume, piscia che è una bellezza, addirittura ancora gioca al getto più lungo, d’altra parte la pulsione uretrale, quella che Leopold Szondi chiamava  pulsione “e”, non è proprio quella che fa pisciar versi ? Se fosse stato ancora a mangiare le pume del Giardino dell’Arancia, nel Foglio Trebisacce 222 IV S.O., IGM 1949, al punto 33SXE298133, con quel bel fantasma dal Maestro sobillato dei porci e della Grande Porca, si può dire che la lussuria del poeta sarebbe stata dello stesso livello che la vicinanza alla Grande Troia gli ha permesso di raggiungere?  L’altra volta al poeta venne quasi da piangere quando, scrivendo “Giardino dell’Arancia”, gli venne
Marguerite Donnadieu-Duras:
Acte de naissance
fuori “Giadin”, che, manco a dirlo, è dove nacque Marguerite Donnadieu, che è allora per questo che quelle pume eran così uretrali, non solo per via dell’abbinamento all’origine della scrittrice francese ma anche per via del fatto che avesse lo stesso cognome dell’altra nonna del poeta; poi, all’effetto Satanasso e Grande Troia, avendo costretto il poeta a sopravvivere qui, nel Foglio Torre Cerchiara 222 III N.O. , IGM 1943-1958, al punto 33SXE287105, aggiungendo l’effetto “Duras”, che è il nome d’arte di Marguerite Donnadieu, nel territorio della prigionia del poeta, guardato a vista dal Santuario di S.Maria dell’Armi dal principe di Cerchiara, che, lui sì che ha l’albero con tutte le ramificazioni non arrotate, ha tra i suoi ascendenti un  o una “Duras”!

: Marisa Aino
 in una photostimmung
 di blue amorosi 
 per il blog
 “Mia Nonna dello Zen”
Qui, non abbiamo le pume, e gli alberi che competevano ai possedimenti che dovevano appartenere al poeta se, in violazione all’articolo 22 della Costituzione della Repubblica Italiana, non fosse stato privato del proprio nome e dei correlati diritti politici, genetici e fiscali, lì nel territorio che ha al suo interno il Giardino di Mia Nonna dello Zen, ma, anche con quattro pume, fatta salva la dieta del poeta, che continua a mangiarne essendo tenuto qui tra Saraceno, Satanasso e Sibari (andatevela a decodificarla nella sua etimologia, cultori della litote capovolta!), faccio, ogni anno, decine di vasetti di marmellata,  a cui ho dato il nome, per ricordare il Maestro dello Spirito che vola nella controra, di Marmellata di Pume della Grande Porca, che, se ci fosse ancora un altro maestro, della narrativa, Manuel Vázquez Montalbán, altro che Marmellata di Nostradamus, quella allo zenzero verde[i],  è questa delle “Pume (verdi) della Grande Porca” che avrebbe indicato per le pelli bianche e sulle carni sode sia delle ectomorfe alla Miele che delle mesomorfe pallavoliste alla Martina Guiggi, perorando per le virtù inenarrabili e indescrivibili dello shummulon che il poeta saraceno ha coniato, tenuto nella terra  che fu di quella Grande Troia, senz’altro più lussuriosa della Troia da cui verrà fuori, sempre per colpa del poeta, il bagliore didonico, prima, e,essenzialmente,  ainico, dopo, non fosse altro perché ha l’imprinting di Ανείας[= Ainejas]. by Marisa G. Aino


[i] Cfr. Confettura di zenzero verde, in: Manuel Vázquez Montalbán, Ricette immorali(1988),  trad. it. Feltrinelli, Milano 1992.