Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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martedì 28 luglio 2015

░ Sebastiano Vassalli a quei tempi "riscrisse" Gianni Toti...

Nell’esperimento della riscrittura  di BY LOGOS (che si rifaceva manifestamente ai due generi da me generati, ossia la Stimmung e la Lebenswelt,  già nella metà degli anni Settanta),  Sebastiano Vassalli era il poeta che recava il numero 3 e Gianni Toti era il numero 4.
Ecco come Sebastiano Vassalli riscrisse il testo di Gianni Toti(ricordo che ogni poeta, che partecipava all’esperimento, non conosceva l’identità degli altri autori, per cui poteva rifare qualsiasi testo a prescindere da qualsiasi relazione o dispositivo di alleanza che lo legasse all’autore del testo soggetto alla Stimmung).
Sebastiano Vassalli e l’Upoeturgìa di Gianni Toti 
(3/4)

A volte senza accorgermi toteggio.
Riscrivo Toti in toto. E l’upoetìa
m’avvezza al vezzo come fosse mia.
Totalmente toticipo. L’ex spettro

che s’aggira sul paroletariato
m’ha vitato a suo tempo nel maneggio
di quella poi-e-sia che ci dà l’ismo
e basta, perché lo si onaneggi

così tristícoli nostri, svicolando
per i vicoli del disperamento
in verso alla gran via delle irradiose
 e zigzaganti sorti( e siamo morti).

O testi! O tasti ! O praecox intristitio
sine poemio nec spresa, e dunque sia
sbranamento di versi tra di versi
si levino gli stili in sin-cronìa

a lacerare il vero il velo il vello
dell’artifex mendato e demendato
e spurgato d’albatro e d’alba gìa.
O la dealbatio d’altrui foglio! O sogno?

O totem e tabù! L’imperimento
Chiede carte segrete, è galeot(t)o,
non insegne Tot’al, e via nel vento!
Non catafratti ma catafrangibili

voleva il pianetrottoròttolo
delle lettere nostre a franchi bolli.
E ai pro motori immobili, che scòttolo
sarà richiesto  per il simpatetico

simposio impoetico? Per il perimento
di poeticocannibalogìa?
Che chiederemo in cambio? L’anestetico
che ci ex dolo rizzi la spoesìa?
à BY LOGOS.Espo-esproprio trans poetico, a cura di Silvio Ramat, Cesare Rufatto, Luciano Troisio( e, inzialmente, Fernando Bandini e Andrea Zanzotto), Lacaita Editore 1979: pagg.64-65.
Sebastiano Vassalli(=3) che
riscrive Gianni Toti(=4)

Il risultato iniziale dell’esperimento era molto più cospicuo rispetto a quanto pubblicato: difatti, i curatori, per esigenze di stampa, dovettero scegliere, per ogni autore, un determinato numero di riscritture, rispetto al numero di riscritture in un primo momento richiesto e sollecitato. Così, dalle mie riscritture non pubblicate capitò che uno degli  altri poeti  riscritti fosse proprio Sebastiano Vassalli(il cui testo anonimo aveva il titolo "Quei tempi"). Ecco la mia Stimmung, del 1979,  con Sebastiano Vassalli:

(6/3)
QUEI TEMPI
Allora le cose a caso lì attorno e anche fuori
attorno le dissi non ho paura e nemmeno pietà
dentro di me a quei tempi ho detto in seguito
parole che così pubbliche a quei tempi  mi sono
sentito insultato con i termini  d’uso porco bastardo
e insignificante e altri simili mi sono colpito nell’ira
nel posto in cui l’ira aveva la sua responsabilità
o la sequenza in cui colpivo e balbettavo e non sapevo
più dove balbettarmi e non riuscivo a colpirmi
a quei tempi correvano nuvole sopra venti soffiavano
fiumi sotto uccelli che sorvolavano acque stagnanti
in questo mio pantano che è il luogo a ciò disposto
con animali e draghi e fuochi infiniti esplodevano
tra mani e occhi e sguardi e bocche e frammenti
di passi andanti e tornanti e anche sotto i portici
in via Roma a quei tempi nella memoria abitavo
a Torino i fatti e i detti e i motti e i botti e c’erano
stelle grandissime come laghi di luce riflessa o i
treni che costeggiavano laghi e la stazione qui
nel pantano di Villapiana anche con grandi giornate di vento
io camminavo per edifici c’erano stanze e persone
dentro le stanze e desideri nelle persone poi c’era
la statale 106 a quei tempi prendevo il treno e in seguito
solitario era il poeta solitaria la stazione c’era l’ombra
poi niente



Il numero 6 ero io, V.S.Gaudio; il numero 3 era  lui, Sebastiano Vassalli.

░  Sebastiano Vassalli riscrisse anche Eugenio Miccini, che era l’anonimo numero 1; Cesare Ruffato, l’anonimo 11; Jolanda Insana, l’anonima numero 22.

I poeti che fecero la Stimmung con il testo “QUEI TEMPI” di Vassalli furono Luciano Troisio, Silvio Ramat, Achille Serrao e  Antonio Porta; Pietro Cimatti e Gregorio Scalise ne cooptarono un paio di righe nella composizione che era la Stimmung con tutti i testi dei poeti anonimi partecipanti.