Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

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mercoledì 19 ottobre 2016

Il Nobel bisestile e i Menestrelli della Beat Generation ⁞

NOBEL AI MENESTRELLI. 
OVVERO: LA CODA ANTICA DEL FUTUROdi  Mario Grasso

Dunque, secondo la Reale Accademia di Svezia, la letteratura è canto e lo scrittore è menestrello. Non è certamente idea peregrina, né alzata d'ingegno. Non è nuova! Proprio i siciliani dovremmo essere tra i primi ad applaudire  per l' innovazione. Ammesso tale sia l'esito 2016 del Premio di Stoccolma attribuito al cantante Bob Dylan. Questa nostra nota in realtà mira proprio a confortare i risentiti, dai quali sono state e continuano a venir propalate e mugugnate proteste, anche interessanti, invero, come quella che punta sulla influenza dell'anno bisestile (il 2016, appunto) sull'umore dei componenti dell'Accademia Reale di Svezia. Una tesi che somiglia tanto - figuralmente intendiamo - a un'operazione di raschiamento del barile. cioè a dire non si sa più davvero cosa inventare.
       Ma, fondi di  barili a parte e lune bisestili da reindagare, nessuno che abbia pensato alla Corte di Federico, alla Palermo di quella volta e dei giullari e dei menestrelli. Giullari che altro, poi, non erano se non poeti, produttori di versi e come tali generatori di letteratura. E non ci si dica che il percorso è tortuoso per essere accettato a prima botta. Ci si dia una calmata e si rifletta con criterio scevro da pregiudizi. D'altra parte c'era stato, prima di Bob, il caso di Fo. Né, a proposito di congiure celesti, lunari e bisestili che siano da catalogare, si potrebbe ignorare la macroscopica congiuntura, che tale non è perché bisognerà definirla coincidenza avvisatrice, della data di morte, a novant'anni, di Dario Fo, appunto, a cavalcare l'annuncio del Nobel a un altro giullare-menestrello, più scadente, si dirà, un minus habens rispetto all'autore del guastelliano villaneggiare  divenuto "Mistero buffo" riscritto da Fo. Ma è la vita, è l'usura del genere umano. Si svalutano le automobili, persino l'oro già usato perde di valore! Non si vede perché  si debba respingere l'evidenza del genere umano in declino naturale, spontaneo. Necessario, aggiungeremmo pensando alla profezia evangelica che prevede  l'uomo alla vigilia della fine del mondo debilitato al punto da non essere in condizione fisica di alzare da terra una tegola! E questa è profezia evangelica. Si avrà un bel dire sul coro di pernacchie dalla piccionaia, ma si tratta di Scritture sacre. Scherziamo?
Insomma come non rivolgere e dare atto all'Accademia di Svezia di lungimiranza e piedi a terra? La verità - a proposito dei risentiti - è ben altra. E' che siamo distratti, siamo storditi dai rumori e dai cibi, siamo tutti più o meno drogati da quello che chiamiamo progresso, senza avere il tempo - o darcelo - di rivolgere un'occhiata intorno e scoprire che le nuove frontiere sono l'abolizione dell'uomo a favore del robot, con il vantaggio della cancellazione , delle emozioni, della fatica, del dolore, come dell'amore, della gelosia, dei sentimenti tutti. La stessa semantica cara al linguaggio della vita attiva-più attiva, non ha forse fatto lievitare l'uso e la pratica di un verbo che prima veniva adoperato solo per metalli e "cose inanimate", rottamare? Voce dei tempi che evolvono e si attestano sotto gli spalti di nuovi confini. Spalti che, prima o poi, un'atomica vietnamita o d'altro marchio di origine controllata, non farà mancare all'evoluzione della specie umana, animale, vegetale, etc.

E noi tuttavia più protervi protervi  corriamo risentiti dietro la scelta di un futuro dalla  coda antica, come quello di tornare alla letteratura come canto di menestrelli e chitarre di giullari. E senza dire di quanti nuovi aspiranti alla Bolla di Stoccolma insorgeranno a candidarsi  al Nobel tramite istituzioni private, università, cottolenghi e cappelle cantorie... e finché il sole splenderà sulle fortune umane, che quel tal poeta aveva definito sciagure, perché non aveva l'occhio adatto a cogliere i segni del mondo che si evolve fino ad autodistruggersi, appunto, a rottamarsi da sé, perché lo stesso proverbio lo consiglia: "Chi si ferma è perduto"!