Gianni Emilio Simonetti ░░░░ La Moule, la Chose di Marcel Broodthaers

Le Broodthaers retrouvé.
Con alcune osservazioni di Gianni Emilio Simonetti sull'archeologia materiale della modernità e una lettera di Paolo Tonini / With some notes by Gianni Emilio Simonetti about the material archaeology of Modernity and a letter by Paolo Tonini

Broodthaers se prononce Brotars: quatre lettres phonéti-quement inutiles dans l’orthographe du nom. Il y a de quoi inspirer une vocation de philologue, d’archiviste-paléo-graphe, d’ethnographe-explorateur. Broodthaers est tout cela à la fois, et quelque d’autre chose. Comme Marat revu par Sade, il cultive soigneusement l’eczéma du langage. Les frontaliers du monde de mots et les contrebandiers du monde des objets, le passeurs clandestin de l’en-soi au pour-soi ont entre eux des signes de reconnaissance.
Marcel Broodthaers, Court / Circuit, catalogo della mostra, Bruxelles, Palais des Beaux Arts, 1967

Vol. I: Catalogo

Le Broodthaers retrouvé vol. 1


Vol. II: Magie. Art et Politique
Con una introduzione di Karl Marx
Foreword by Karl Marx

Le Broodthaers retrouvé - Vol 2

(...)“Une moule cache un moule et vice-versa”. (M.B.) 
Les utopistes sont des spécialistes de la désinfection. (Gilles Lapouge)

Affogata in una casserole di ghisa o esaltata da uno zoccolo la moule – fredda e umida come la luna o la Beatrice nella Vita Nova di Dante – si muta nell’abbecedario di Broodthaers in una singolare monade che abita i segreti della poesia e viola le leggi dell’ebollizione.
Una forma di singolarità che l’universale associa a chaudrons de frites e a gusci d’uovo addormentati nella segatura. Paradigmi di un’arte del retournements che quando il vento fischiava aveva i capolinea de la chaîne signifiante negli châteaux en Espagne.
Un’arte diagonale che banalizza l’ermeneutica, presentandosi come une orientation littérale con le sue boe/zoccolo e la promessa di una navigazione barocca farcita di formule gnomiche.
Qui, a dispetto di Jacques Lacan, le désir de la moule est vraiment le désire de l’Autre, una forma nostalgica che segue“le regole dell’artificio per sfociare nella costruzione di una forma astratta” – come si può leggere in una risposta a Irmeline Leeber. Preambolo di una – per noi – incomparabile e gotica belgitude “colpevole nell’Arte come linguaggio”, ma ideale nell’ordinare la funzione della sublimazione “dans la référence à la Chose” (Lacan), alla parola che si fa cosa.Una Chose che dorme dentro dispense e armadi, “furbastra quanto 8 9 basta a evitare lo stampo della società”, involucro concettuale che fa il paio con l’uovo, concettuale perché “è al supporto che bisogna guardare” in un contesto dove “il tema è prima di tutto la relazione che si instaura tra i gusci e l’oggetto che li sostiene”, sia esso un tavolo, un piedistallo o una pentola, metafore di quei piedi saldamente appoggiati sulla terra della metonimia. Che è poi dire che quando l’uovo parla a tavola il gourmet pensa al pollo. Questo oggetto che li sostiene “genera l’apparenza che il creare delle opere sia anche un fare artigianale” o, in modo più perentorio, esso diviene un “costringere la terra a dedicarsi alla riaffermazione della verità della forma” (Heidegger) e a dispetto del factum est. Va aggiunto che oggetto-in-sé e significato sono parole che suonano stonate nei lavori di Broodthaers perché postulano una relazione d’indipendenza là dove domina la cogenza della forma di merce. In altri termini la soluzione è sempre nella forma di domanda considerato che il problema è la risposta. Theodor Adorno direbbe che in questi lavori l’ontologia dice poco e garantisce ancora meno. Del resto, il tormento dei luoghi comuni non ha mai procurato ai buoni borghesi di Bruxelles la certezza del noto. Di più c’è da aggiungere che in arte da tempo gli oggetti sono mutati in ideologia, in fantasmi funzionali.
Gianni Emilio Simonetti
Marcel Broodthaers
1965

(Chi ha voglia di andare oltre il valore facciale di questo aforisma segua il suggerimento di Broodthaers, legga “La metafora del soggetto” di Jacques Lacan, in Scritti, Torino, Einaudi, 1974. La citazione che fa è nella presentazione dell’Exposition di Anversa del 1969, compare a pagina 897.)

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