Federica Galetto │ Tre poesie controvento


M’ARRISCHIO


Decido il prosieguo fra ore segnate
e non si sente mentire che un ritmo
schiacciato all’orecchio come sbando d’ipotesi
M’arrischio nei rovi sepolti e nei gerbidi a coltre
Inespresso limite che non supero
Almeno i pettirossi si fermano a scrutare pendii
sventrando smemorati silenzi
La volta buona che rimango seduta a ghiacciare dentro
senza coraggio di fare altro
Di tanto in tanto sibila un gioco di luce che scalda
tiepido arranca su per il tronco afflitto
Risalgo in apnea
non impavida, ma genuflessa
E detesto rendermi sola come buco
senza roccia attorno
Ho sentito dire che qualcuno ce l’ha fatta
ad uscirne vivo
Ma senza più rose sul pergolato


HO PRESO A CREARTI SFONDI 


Ho preso a crearti sfondi di remore
e cattivi consigli da impartire
Ho preso un lembo di spazio cruciale
e l’ho ricucito sui dubbi
Eppure mi restano ancora le piaghe
del martirio, ingrate le lodi al dissenso
Le piccole assenze nel mare d’inchiostro
affrontato
Legàmi attendono
le orme imprecisate delle foglie, sul cielo di nubi
bianche sono le cento colombe sfilate
di volo in volo sui possibili venti.
Detraendo ai semi dell’estate un inverno
calcificato, si desta in me la rabbia
di un’assoluta mancanza dell’Altro
In me niente sembra essere catturato
e distrutto
Può essere anche che un falco radente
il suolo si spezzi il collo, oppure risalga
la china e buchi la luce come un dardo
Scandendo un grido potrebbe salvarsi
come me
In tarda mattina - qui - ad accendere lumi
sul dorso del sole



È IL FUOCO 

È il fuoco. Brucia pezzetti sottili
d’acqua solida
Nel ventre auscultato dai polsi
le macchie non diradano
i confini fitti
dell’essere respinta dal Cielo
Coltri mummificate di gloria
accantonate come sacchi vuoti
Neutrali assiepamenti di importanza nulla
Ritento ancora nell’immergere le spine
ai piedi del lago vivente che mi accoglie
Robuste nervature sul collo
mostrano il volto
Tra le dighe il bisbiglio tremulo
della voce che mi salva
fra le nebbie e le catene
fra le notti e i giorni
in deposito nel freddo
Ho pensato che le foglie non
volessero posarsi più
Né che le rane d’acqua volessero
cantare
Sui prati i grovigli di gelo e sotto
le mie ossa
a far da letto al corvo
Rotonda matassa il destino
come le frecce nell’aria a disegnare
intrighi
E non si sa il perché non voglia più cantare
quel merlo amico
dopo le mie corse da ferma a portargli pane
Assumo contraffatte pose
per dimenticare il vento
che passa e passa
senza mai confidarsi

· [ Poesie tratte dalla raccolta Scorrono le cose controvento, Lietocolle 2010 ·




La poesia delle pose contraffatte 
per dimenticare il vento

Lo stile della poesia di Federica Galetto, per certi versi, mi fa inizialmente pensare all’adesività e ai passi sintagmatici, tutti fatti con l’archetipo del caldo e dell’intimo, di Rosita Copioli, in cui, lo scrivevo negli anni ottanta, lo schema verbale è quello del Penetrare; poi, questa profondità sensoriale – che è sempre connessa alla pluralità visiva – non è più visibile, e allora mi fa pensare allo schema verbale Separare/Mescolare per questa misura dell’Altro- come mondo che si mostra ma è però udibile- che è, sì, sensoriale ma è anche diacronico, e però è immediato: diciamolo subito, Federica Galetto è dentro la Struttura Mistica che fa interagire l’Altro e la sua forma soggettiva, ma l’Altro, che vediamo, ora di lato, ora davanti, ora obliquo, ora di spalle, non ce lo fa raggiungere, tanto che si pensa a un certo punto dov’è finito ‘ché non lo si vede più?, e invece è lì che si muove con i sintèmi della coppa, dell’isola, del miele, e della pietra, con lo schema verbale del regime diurno, quel Separare/Mescolare che afferisce non alla struttura Mistica ma a quella Sintetica, tanto che quelli che sono i simboli e i sintèmi sunnominati confluiscono tutti nell’Androgino della struttura Sintetica, in cui l’archetipo sostantivo è il fuoco o l’albero, un Dio plurale, che, lo si scopre a star dietro all’oggetto a di Federica Galetto, è il vento, perché, non ve ne siete accorti, avete visto che allure hanno i suoi epiteti per  come stanno addossati allo schema verbale, e vanno in avanti/indietro? Che, detto tra noi e l’antropologia dell’immaginario di Gilbert Durand, è l’archetipo epiteto connesso al Dio plurale, al fuoco e allo schema verbale Separare/Mescolare, ma , per l’oggetto a del poeta e la forma soggettiva del suo stile, della sua allure, è il vento. Altrimenti perché allora quelle pose contraffatte della forma soggettiva del poeta per dimenticarsene?

Poeta
Regime
Mara Cini
Regime diurno
Giulia Niccolai
Regime diurno
Rosita Copioli
Regime notturno
Federica Galetto
Regime notturno
Strutture
Schizomorfa
Geometrismo
Schizomorfa
Diairesi
Mistica
Adesività
Mistico/Sintetica
Geometrismo, viscosità, realismo sensoriale
Riflesso dominante
Dominante di Posizione
Dominante di Posizione
Dominante Digerente
Dominante Copulativa e di Posizione
Schema verbale
Separare
Distinguere
Penetrare
Separare/Mescolare
Sintémi o Simboli
Il sole
Il recinto
L’occhio del padre
Lo scettro
La freccia
Inghiottitori e Inghiottiti
La caverna
L’isola
Il Miele
La Pietra
Inghiottitori e inghiottiti
Il miele
La Pietra
Il recinto
L’androgino
Archetipi sostantivi
La luce
L’arma eroica
Il microcosmo
Il Dio plurale
Il Fuoco
L’albero
Il vento
Archetipo epiteto
Chiaro/scuro
Alto/basso
Intimo
Intimo
In avanti/indietro
L’Altro e gli Erlebnisse
L’Altro è persistente come se fosse soltanto mondo visibile:l’Erlebnis della Cini è come se fosse l’occhio che identifica e stabilisce (l’Occhio del Padre?)
L’Altro è un personaggio di cui ha evidente esperienza in prima persona: anche se a distanza l’orizzonte è a portata di mano, come se la freccia fosse l’Einfühlung

Rappresentazione di un Altro sensoriale e immediato, ma anche eterogeneo: gli Erlebnisse della Copioli operano in modo cinestesico, toccano, gustano, odorano, vedono…
Diacronia immediata dell’Altro: l’Erlebnis opera con  una forma soggettiva a trazione mistica ma con uno schema verbale sintetico, oppure, o successivamente, lo fa  invertendo i principi: trazione sintetica, archetipi sostantivi notturni e schema verbale diurno

 v.s.gaudio


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Ringrazio per l'ospitalità e la nota di lettura e tutti coloro che vorranno leggere e soffermarsi. Grazie ancora,

Federica Galetto