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Visualizzazione dei post da Aprile, 2012

O cânone-iguana ou o cânone-ocaña?

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O cânone-iguana

di V.S.Gaudio






La casa, sta entrando la casa in questi giorni, per “Propaganda Fide”, per l’equo canone in via Andegari a Milano dell’ex magistrato Di Pietro, la casa che non c’era per Robert Walser, “Il passeggiatore solitario” di W.G.Sebald, la casa dei fratelli Collyer nel nuovo romanzo di E.L.Doctorow[in uscita in Italia presso la casa editrice Mondadori il 15 giugno], la casa di Anna Maria Ortese, la misera casa sull’isola di Ocaña, la casa che è scrivere: “Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. E’ tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive o legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene. Chi non scrive o non legge mai, o solo su comando – per ragioni pratiche – è sempre fuori casa, anche se ne ha molte. E’ un povero, e rende la vita più povera.”[“Un’intervista all’autrice” di Dario Bellezza, in: Anna Maria Ortese, L’Iguana, Adelphi Edizioni, Milano 2003: pag.194].

Anna Maria Ortese, l'eufemismo dell'Iguana

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Una frase quasi trasparente L’Iguana, dall’allegoria all’eufemismo
Alessandro Gaudio
E par malato tutto ciò che esiste.[1]


Lo spazio dal quale prende le mosse l’allegoria allestita da Anna Maria Ortese è lo specchio, forma e oggetto asemiosico per eccellenza. Sono cinque le volte in cui esso partecipa della storia dell’Iguana: la prima serve a ricondurre la vanità di Estrellita all’atteggiamento un po’ mondano delle donne che contemplano con troppo trasporto la loro immagine; la seconda interviene nel processo di ringiovanimento di don Ilario che, «simile a un paradisiaco uccello» (p. 70),[2] comincia a trasformarsi nel sembiante; nel terzo episodio, un pezzetto di specchio portato da Felipe nello scantinato dove vive l’iguana le chiarisce quale sia il suo aspetto effettivo; la quarta esperienza speculare consente il raggiungimento di una sensazione di serenità quasi ultraterrena da parte del conte che, attraverso «un’anta adorna di un lungo specchio, nel quale si rifletteva l’obliquo mar…

Kate Austen no, avevo chiesto Juliet Burke...

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Idea per un film
25 giugno 2011
ilariabernardini/2011/06/25/idea-per-un-film-6/

Trentenni bonazzi che non si vogliono fidanzare/sposare per tutte delle loro convinzioni e per via di un certo loro carattere e poi avevano torto e cambiano idea e  un po’ anche il loro carattere (senza però cambiare quel lato del loro carattere che sembra brutto ma se visto da un’altra prospettiva è anche un pregio. Tipo non crescere mai e essere dei pirla ma essere proprio per questo ancora molto buffi/dolci/speciali e se vuoi irresistibili). Ah no. Fatto.

La scala del diavolo e il punctum di Ludivine

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LE SCALE DI BESICOVITCH 
E IL PUNCTUM DI LUDIVINE

di V.S.Gaudio
Se all’improvviso in un film, che si dà su “Cult” il 24 aprile 2009, di cui peraltro una parte mi sembrava di averla già vista, passa in un fotogramma una “fotografia” che da tempo, non so quanto, posso controllare e riportare la data, se la rinvengo, qua sotto in una nota, tenevo in un file, intitolato a “Linda Kozlowski”[i], l’attrice di “Mr.Crocodile Dundee”(1986), per intenderci, e questa figura, che, in questo file, ho denominato, non so perché, Julia Vygotsky o Vysotsky[ii], insomma è come se non smettesse di saltellare, o, meglio, passa al meridiano dell’osservatore che, allora, finalmente, risolve l’enigma, è la “Julie” del film “Swimming pool” di Ozon(Fr.2003)[iii], e quindi è l’attrice francese Ludivine Sagnier[iv] la figura irredenta, l’oggetto a che, per essere così coniato per erigere la libido del poeta, non può che essere pervaso da una “scala del diavolo”, che è la funzione di Lebesgue della polvere di Cantor…

Loredana Cerveglieri vs. la pop art

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· Gli angeli ridono con la pop art che sconvolse il mondo e l’accolgono
Loredana Cerveglieri descrive i suoi angeli come persone, spiega perché Didirè ha paura: che sia lapaurail segno dell'umano? Lievi come angeli, pesanti come persone, gli angeli della Cerveglieri trascorrono su quell'ineffabile confine che da sempre divide l'occhio e la mente, la natura e il sogno e da sempre cede all'oro, quell'oro che fu dio e fu cielo e fu passaggio tra la terra equell'altrove cui, da sempre, aspiriamo.
I suoi lavori hanno la grazia della levità, che non è leggerezza, è sospiro e ansimo. Hanno, sì, la traccia dell'amato Licini, ma hanno anche la presenza dura della contemporaneità, segni, cose, intarsi, corde e ricordi.

Arno Schmidt: "Canoa prima del temporale"

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[canoa  prima  del  temporale] «20 marchi di affitto imbarcazione la settimana ? – : Be’, troveremo un accordo !» : fece una faccia scema, ma poi consegnò la pagaia. (2 mandolini ridacchiavano nervosi sul terrazzo. Al cono misto ci fu venticello da nord-est; e la sua gonna volle tirarla bruscamente a me : brava la gonna ! Ma la cialda a quadri andò in frantumi giusto sotto i suoi dentoni, e allora lei mi avvinghiò da lì con gli occhi, muta, la bocca piena di gelida dolcezza). –
«Siediti sul davanti !» – Già s’era sdraiata, in pulloverino azzurro, strigliata e avidissima di scoperte : «Guarda là !» – vidi soltanto i rebbi lontani del viale dei pioppi; – o forse il canneto dove lingueggiavano scompigliati i piccoli gagliardetti verdi ? «No : le nuvole là !»; ah, le nuvole; e le onorammo partitamente per forme e colori meridiani : una sdrucita, una gibbuta, una gonfia, una a pallone, una magra impiccata : giocondi sventolano, ragazza, i tuoi nastri d’idrogeno ! Due uccelli a collo lungo b…

Il bambino senza i due alberi e la piccola Maite che andrà per funghi...

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Ilaria Bernardini Idee alberi 22 giugno 2011 I genitori dei bambini dell’ asilo piantano un albero a ogni bambino che comincia la scuola dell’infanzia (a tre anni) e se ne occupano fino almeno ai sei anni del bambino. Obbligatorio, come la vaccinazioni, sia nelle scuole pubbliche sia in quelle private. Certo, se il bambino viene preso addirittura al nido pubblico, gli alberi da piantare e curare saranno due.